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Cosa c’è in ballo? Quasi tutto. Di report IPCC, valanghe e Fridays for Future

L’ultimo report dell'IPCC, uscito il 25 settembre, riassume decenni di ricerche di scienziati di tutto il mondo e si concentra su due parti cruciali del sistema climatico: gli oceani e la criosfera.

Abbiamo raccontato, anche recentemente, di cosa si occupa l’IPCC, il panel scientifico delle Nazione Unite, e dei suoi report che periodicamente vengono pubblicati e che hanno come tema cardine il clima. L’ultimo, uscito il 25 settembre, viene pubblicato proprio dopo il Climate Summit, tenutosi lunedì a New York, e durante la Climate Action Week. Il rapporto riassume decenni di ricerche di scienziati di tutto il mondo e si concentra su due parti cruciali del sistema climatico: gli oceani e la criosfera (ghiacciai e zone polari). Dal report dell’IPCC si evince che gli oceani più caldi alimentano uragani più forti e tempeste più piovose. Ma il riscaldamento ha anche influenze meno ovvie per l’uomo: quando la superficie dell’acqua si riscalda, diventa più leggera, rendendo più difficile mescolarla con acqua fredda e ricca di nutrienti. Quindi la parte superiore dell’oceano ristagna leggermente, trattenendo meno ossigeno e meno nutrienti essenziali a supporto della vita marina, e non solo. Inoltre l’anidride carbonica, presente nell’oceano, lo sta facendo diventare più acido, stressando qualsiasi organismo che costruisce i suoi gusci con carbonato di calcio sensibile agli acidi: dal minuscolo plancton alle ostriche fino ai massicci coralli che costruiscono la barriera corallina. (Fonte: National Geographic) Metà delle megalopoli del mondo e quasi 2 miliardi di persone vivono sulle coste. Anche se il riscaldamento è limitato a soli 2 ° C, gli scienziati prevedono che l’impatto dell’innalzamento del livello del mare causerà danni per diversi miliardi di dollari all’anno e causerà milioni di migranti.

“Nessuna parte del mondo verrà risparmiata dagli effetti del cambiamento climatico con il surriscaldamento degli oceani e la fusione delle calotte polari e dei ghiacciai, che potrebbero provocare un rapido innalzamento del livello del mare che, a sua volta, potrebbe colpire un miliardo di persone entro il 2050. L’accelerazione dei cambiamenti che si verificheranno negli oceani e nella criosfera (ghiaccio marino e terrestre, ai poli e sulle montagne) è una delle conseguenze più drammatiche della crisi climatica. Il nuovo rapporto speciale dell’Ipcc mostra che questi effetti continueranno e saranno irreversibili anche quando e se il clima si stabilizzerà. Per esempio, alcune specie polari la cui sopravvivenza dipende dalla presenza del ghiaccio marino, come trichechi e pinguini, sono fortemente minacciate perché il loro habitat sta scomparendo”. (Fonte: WWF) Finora l’acqua ha tamponato gli abitanti delle terre contro i peggiori effetti del cambiamento climatico; senza di essa, l’atmosfera, infatti, si sarebbe riscaldata molto più rispetto a quanto già sta succedendo.

Quali sono le misure concrete che propone la comunità scientifica?

Riduzioni urgenti e ambiziose delle emissioni; creare reti di aree protette; ripristino degli habitat terrestri e marini; rafforzare gli approcci precauzionali; ripristinare gli ecosistemi costieri vegetali; favorire l’energia oceanica rinnovabile; supportare approcci alla gestione integrata delle acque. Per approfondire ciascuna voce basta cliccare qui.

Perché dovremmo ascoltare questo rapporto?

Nel 2015, i leader mondiali si riunirono a Parigi per affrontare il tema clima e concordarono di provare a limitare il riscaldamento planetario sotto 1,5 gradi Celsius. Da allora però sono successe due cose: in primo luogo, la scienza ha chiarito che il pianeta si è già riscaldato di circa 1 grado Celsius in media, mentre regioni come l’Artico hanno superato quel livello già di almeno quattro volte. In secondo luogo, migliaia di scienziati, ovvero i collaboratori dell’IPCC, hanno diligentemente catalogato prove del fatto che anche 1,5 gradi di riscaldamento potrebbero spingere parti del sistema climatico in modi che avranno devastanti impatti ambientali, sociali ed economici. (Fonte: National Geographic) Se prima eventi catastrofici accadevano una volta ogni 100 anni circa, adesso eventi del genere accadranno ogni anno, perché, servendoci delle parole del presidente dell’IPCC, Hoesung Lee, anche se “il mare aperto, l’Artico, l’Antartico e le alte montagne possono sembrare molto lontane per molte persone, dipendiamo da loro e ne siamo influenzati direttamente e indirettamente in molti modi: clima e clima, cibo e acqua, energia, commercio, trasporti, svago e turismo, salute e benessere, cultura e identità”.

Neanche a farlo apposta, il giorno dopo la pubblicazione del report dell’IPCC, una maxi valanga di ghiaccio del ghiacciaio di Planpincieux inizia a cadere lungo il versante del Monte Bianco in direzione della Val Ferret di Coumayeur.

Save My Home ©️📸 Tobias
Save My Home ©️📸 Tobias

Dalla comunità scientifica, che ha lavorato al report dell’IPCC, ai giovani, che proprio oggi nella giornata del Global Fridays For Future, a conclusione della Climate Action Week, scendono in piazza a manifestare, il coro all’unisono è lo stesso: dobbiamo agire in fretta, perché, per dirla con le parole di National Geographic, “Cosa c’è in ballo? Quasi tutto.

Fonti di riferimento

2019 — IPCC
Oceans and ice are absorbing the brunt of climate change
The latest report from the IPCC highlights the dramatic toll warming has taken on the world’s water.
Un miliardo di persone minacciate dagli effetti del cambiamento climatico
È uscito il nuovo report IPCC su oceani e mondo ghiacciato
Extreme sea level events ‘will hit once a year by 2050’
Climate report says intense storms and loss of marine life are already inevitable
Le misure concrete contro il cambiamento climatico proposte dall’IPCC
Tra le soluzioni concrete: sfruttare l’energia che si ottiene dall’eolico offshore, in mare aperto, dalle onde e dai biocarburanti. L’aumento della domanda di fonti energetiche alternative potrebbe offrire opportunità economiche nel settore delle energie rinnovabili.

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